Emergenza per parapendio, quale scegliere?

Emergenza per parapendio, quale scegliere?

Domanda interessante dalla risposta facile…la più economica, tanto non la userò mai!

Purtroppo spesso e volentieri la risposta è questa, si tende a prendere con leggerezza la questione perché, normalmente e per fortuna, non dobbiamo fare i conti con situazioni che ci portano ad utilizzare il paracadute d’emergenza, ma è una situazione che potrebbe verificarsi in qualsiasi momento.

Ad oggi sul mercato troviamo moltissime varianti, dalle classiche tonde a quelle che sganciano la vela principale estraendo un vero e proprio paracadute pilotabile, passando per quelle triangolari, quadrate, pentagonali e chi più ne ha più ne metta.

I prezzi si aggirano dai 400€ fino ai 3000€, che però, contrariamente a quanto accade con una vela da parapendio, si distribuiscono su un asse temporale di 10 anni, alcune case addirittura garantiscono per 15 anni. Personalmente la sostituisco molto prima, anche perché sul mercato probabilmente è uscito un prodotto migliore.

Il problema sulla scelta del paracadute d’emergenza non si pone. Probabilmente questa mancanza di attenzione, nasce prima ancora di prendere il brevetto, dal momento in cui iniziamo il corso. Totalmente inesperti ci affidiamo alla scuola che ci fornisce l’attrezzatura, alcuni piloti comprano un bel pacchetto già pronto e dentro la pod che dovrebbe contenere il paracadute d’emergenza non sanno neanche cosa possa esserci.

Ci focalizziamo sulla vela, perché è quella con cui facciamo i conti tutte le volte che andiamo in volo, dimenticando l’importanza dell’ultima chance che ci offre il paracadute d’emergenza

Durante il corso, viene fatto un semplice accenno all’utilizzo del paracadute d’emergenza, ma a brevetto ottenuto, nessuno ha mai simulato un lancio, ripiegato o addirittura installato un paracadute d’emergenza. 

Anche al corso SIV, il lancio del paracadute d’emergenza è opzionale, e tanti piloti non lo fanno perché non hanno voglia di bagnarsi e bagnare l’attrezzatura.

In quanti di voi sanno rispondere a domande del tipo “di che taglia è la tua emergenza?” o “che tasso di caduta ha?”

Nella maggior parte dei discorsi in decollo si sente parlare di velocità di apertura, si sostiene che una taglia più piccola si apra più velocemente. Ma il vero problema, prima del tempo di apertura, è il nostro tempo di reazione. Inoltre se anche tutto dovesse andare per il verso giusto, avere un’emergenza ben aperta sopra la testa che però scende a velocità di 6 o 7 metri al secondo non è assolutamente piacevole!

Un consiglio che mi è stato dato fin dal principio e che ritengo molto valido è quello di cercare la maniglia di estrazione ad ogni volo. A fine giornata, prima di atterrare, provate, senza guardare, a cercare la maniglia di estrazione, in modo da fissare la posizione nella vostra mente e farlo diventare un movimento automatico, in modo da ridurre i tempi di reazione in caso di necessità.

Da questo consiglio, che sia realmente efficace o meno, mi si è sollevato un ulteriore dubbio.

Generalmente, il paracadute d’emergenza è riposto nel suo alloggio sotto la seduta o nella zona lombare, con maniglia di estrazione accessibile dal lato destro

Ma se in caso di necessità, il mio braccio destro non fosse disponibile? Magari aggrovigliato nel fascio? 

Questo mi ha spinto a volare i primi anni con l’emergenza ventrale. In quella posizione, va comunque lanciata a destra o a sinistra, dipendentemente da dove passa la nostra fune di vincolo, ma almeno è accessibile con entrambe le mani. Inoltre in caso di imbrago aperto, l’emergenza ventrale è comoda anche come porta-strumenti.

Detto questo non abbiamo ancora risposto alla domanda: “quale paracadute d’emergenza scegliere?”

E’ vero, ma non c’è una risposta universalmente corretta a questa domanda, quindi, probabilmente, sbagliamo la domanda. Dovremmo invece chiederci che tipo di pilota siamo e perdere un po’ di tempo ad analizzare le offerte sul mercato.

Dividerei il mondo del parapendio in 2 macro categorie:

  • Cross Country
  • Acro

Andremo a fare una rapida analisi, quindi, delle principali tipologie dei paracadute d’emergenza presenti sul mercato, in relazione alle suddette categorie. L’Hike&Fly lo farei rientrare nel Cross Country (chiedendo scusa agli appassionati del settore), ma ad oggi le varie tipologie di emergenze vengono fornite sia in versione normale che in versione leggera.

Il paracadute d’emergenza classico.
Non è pilotabile. 

La maggioranza dei paracadute d’emergenza in dotazione ai piloti non danno possibilità di controllo da parte del pilota. Il rischio in questo caso è di atterrare su ostacoli di tutti i tipi senza possibilità di evitarli, con conseguenze anche disastrose. 

Inoltre, per il particolare ancoraggio di questi dispositivi alle sellette, capita spesso che il pilota cada di schiena, non riuscendo a vedere in anticipo il punto di impatto.

Potrebbe andare bene per i piloti acro, che solitamente si esercitano sopra specchi d’acqua, ma in alcune particolari configurazioni rischia di non aprirsi o addirittura impigliarsi nel fascio principale a causa di rotazioni particolari del sistema vela-pilota.

Ce lo dimostra Pal Takats in uno dei suoi test, e Max Martini ce lo conferma in una situazione reale.

All’apertura dell’emergenza si presume che la vela principale stia comunque, almeno un poco, sviluppando portanza e che sorregga quindi il pilota. 

Un paracadute di emergenza di questo tipo se utilizzato da solo (con il pilota in caduta libera) potrebbe non reggere lo shock da apertura.

I produttori di paracadute di emergenza sostengono che si possa aprire in meno di 10 metri ma la realtà è un’altra. La velocità limitata di caduta, unita al tempo necessario all’estrazione rendono questo strumento utilizzabile solo quando il pilota sta volando alto.

Come tutti sappiamo, volando in parapendio, spesso capita di volare invece vicino al costone della montagna, per sfruttare la dinamica di pendio e/o le termiche che si staccano dal suolo.

Esistono meccanismi per velocizzare l’apertura: sistemi di espulsione ad aria compressa. A mio avviso pesanti, dalla difficile e costosa manutenzione e pericolosi anche in decollo in caso di azionamento accidentale.

Altro punto a sfavore, la configurazione “a specchio“. L’apertura del paracadute di emergenza, unito alla vela che mantiene la sua forma e continua a volare molto picchiata, può causare infatti il posizionamento delle vele in questa particolare configurazione dove il tasso di caduta aumenta notevolmente. Se non riusciamo prontamente a recuperare la vela principale e toglierla da questa situazione, l’unico modo attualmente in commercio che ci può venire in aiuto è il moschettone a sgancio rapido Finsterwalder Charly Quick-out. Un moschettone in grado di sganciarsi anche se in trazione.

Ad oggi i paracadute d’emergenza per parapendio, vengono sviluppati con diverse forme, rotondo, quadrato, triangolare, pentagonale e addirittura ottagonale, pare che a seconda della forma possa variare l’oscillazione durante la caduta e quindi la stabilità, ma la velocità con cui ci avviciniamo al suolo è sempre di circa 5 metri al secondo (18km\h). La fune di vincolo ed il suo collegamento non hanno un ruolo fondamentale in quanto, eventuali twist su di essa non andrebbero a pregiudicarne il funzionamento.

 

Insomma, l’unico punto a favore sembra essere il costo contenuto e la facile installazione. Per il Cross Country è poco consigliabile perché il rischio di essere scarrocciati su un traliccio, un tetto o contro una parete rocciosa, anziché su di un bel prato verde è alto. Per alcune configurazioni acro, invece non è garantita l’apertura.

Per la vostra sete di informazioni vi elenchiamo una serie di link dei principali produttori.

Emergenza triangolare pilotabile

 

E’ un paracadute di forma triangolare ad azionamento manuale (quindi soggetto ai problemi di estrazione precedentemente elencati) e, anche questo, non è adatto alla caduta libera.

A differenza del sistema precedente, il paracadute d’emergenza pilotabile, con la sua forma triangolare è fatto in modo che una volta dispiegato e sganciate le maniglie di pilotaggio, risulta direzionabile e la particolare configurazione della bretella che lo collega alla fune di vincolo dovrebbe permettere il funzionamento anche in caso di twist. Ora, non vincerete sicuramente la PWC, ma almeno sarete in grado di evitare qualche insidia in atterraggio

Il suo punto debole? Ovviamente la vela principale, che consigliamo vivamente di staccare con un sistema Quick-out e il tasso di caduta superiore ai 5 metri al secondo.

Con i giusti accorgimenti potrebbe essere il giusto alleato per i vostri voli di cross

Ala Rogallo

 

Ala? Si, esatto. Spendiamo qualche parola in più.

L’ala Rogallo è un vero e proprio profilo alare che prende appunto il nome dai suo inventori, i coniugi Rogallo nel 1948.

 

La NASA considerò l’invenzione utile per il rientro dei velivoli spaziali del Programma Gemini, ma l’idea fu accantonata poi in favore del paracadute nel 1964.

 

Un’ala Rogallo è composta principalmente da due parti con superficie conica e con i due vertici congiunti. Ali Rogallo lente hanno coni ampi e bassi, mentre ali Rogallo veloci hanno i coni stretti e lunghi. 

Le ali Rogallo sono semplici e a basso costo, con proprietà notevoli. Il variare del modo in cui viene fissata e governata determina il tipo di veicolo. L’ala Rogallo è vista spesso nei giocattoli come aquiloni, ma è anche usata per costruire paracadute per veicoli spaziali e paracadute sportivi

L’ala è disegnata per essere flessibile in aria, favorendo un’ottima aerodinamica, comportandosi analogamente ad un ammortizzatore di una sospensione. La flessibilità permette all’ala di essere meno suscettibile alle turbolenze e permette un volo regolare più di un sistema con ala rigida. 

Il bordo posteriore non fissato alla struttura, permette ai filetti d’aria di “twistare”, dando stabilità aerodinamica senza la necessità di un timone di coda.

 

Da questo concetto, nasce lo sviluppo di un paracadute d’emergenza per parapendio, che si comporta come un’ala direzionabile.

E’ fatta, abbiamo trovato il nostro paracadute d’emergenza!

Non esattamente.

Il basso carico alare e la modesta velocità di avanzamento, conferiscono a questo sistema d’emergenza un tasso di caduta di circa 4 metri al secondo. Se unito all’effetto frenante aggiuntivo della vela da parapendio, si può ridurre questo valore a meno di 3 metri al secondo. Anche se è sempre consigliabile staccare la vela principale.

Questa tipologia di paracadute può essere attaccata sopra gli spallacci, come tutte le emergenze, oppure direttamente ai moschettoni.

Questa la sua croce e delizia!

Diciamo che non è un paracadute d’emergenza adatto a tutti. A seconda del punto che scegliamo per collegarla al nostro imbrago potrebbe causare dei problemi durante l’estrazione, dato che la fune di vincolo potrebbe passare, per esempio, sotto le nostre ascelle o addirittura in caso di twist la nostra testa potrebbe rimanere incastrata. 

Sempre in caso di twist, dato che le maniglie di pilotaggio sono collocate effettivamente su due bretelle separate, potrebbe non essere più pilotabile.

E quindi, soprattutto con questo tipo di emergenza, è consigliabile un po’ di allenamento per migliorare la nostra tecnica e anche il sangue freddo.

Durante l’apertura, la sua grande superficie, genera un attrito con l’aria elevato, frenando notevolmente il nostro avanzamento, unito poi ad una velocità di crociera molto lenta, una volta in volo, la vela principale non dovrebbe sviluppare portanza, evitando così la configurazione a specchio

Questa è davvero una carta vincente.

In volo risulta molto stabile e dopo l’apertura della Rogallo, il parapendio può rimanere attaccato. Ma se per caso dovesse verificarsi una configurazione a specchio, è di vitale importanza avere installato un sistema di sgancio rapido. 

Le due vele hanno entrambe la capacità di avanzare e, messe a specchio inizierebbero ad accrescere fortemente il tasso di caduta!

Riassumendo, consigliata sia per Cross che per Acro, ma dovrete fare prima qualche bagno per imparare ad usarla correttamente!

Base System

 

Ed eccoci al sistema sviluppato da Raul Rodriguez, che ad oggi sembra essere il più efficace perché unisce due fattori fondamentali ad una sola mossa; l’estrazione del paracadute d’emergenza e l’annullamento della vela principale.

Come funziona il Base System? Praticamente sfrutta un vecchio trucco già usato dai nostri cugini paracadutisti, il sistema a 3 anelli (3-Ring System).

 

Una connessione sul moschettone destro e una su quello sinistro per mezzo del sistema 3 anelli (3-ring system) permette di sganciare (cut away) la vela principale.

Proprio sotto al pettorale, troviamo la maniglia per il rilascio dei tre anelli che collegano la vela principale all’imbrago. Viene chiamata maniglia di sgancio (cut away handle). 

Quindi si impugna la maniglia di sgancio, la si traziona per sfilare i due cavetti (collegati alla maniglia), che scorrendo all’interno dell’imbrago si sfileranno dai loop di chiusura del sistema a 3 anelli, liberando le bretelle che collegano la vela principale all’imbrago, in tutto questo mentre il nostro corpo accelera verso il basso (cosa a cui dovrete abituarvi), la vela principale collegata alla pod, funzionerà da estrattore, liberando il paracadute e lasciandoci liberi di planare fino all’atterraggio desiderato. 

Figo vero?!

Che problemi ha allora?! 

Intanto il costo, siamo a fondo scala! Perché dovremmo comprare un imbrago realizzato appositamente per questo sistema e poi il paracadute vero e proprio. 

Inoltre dovremmo rinunciare allo scomparto per lo stivaggio delle nostre cose; infatti gli imbraghi che utilizzano questo sistema, hanno l’alloggio per il Base dietro la schiena, una piccola tasca per i nostri effetti personali e sotto la seduta il classico alloggio per una ulteriore emergenza tradizionale.

 

Al momento, inoltre, solo due case producono questo sistema, Sup’air e Ava Sport, entrambe su imbraghi aperti per acrobazia. Attualmente non esistono in commercio imbraghi chiusi che adottino questo sistema.

Vi lasciamo ora ad un video esplicativo con Raul Rodriguez, realizzato da Cross Country Magazine.

Speriamo, con questo articolo di aver fatto almeno un po’ di luce sul fitto groviglio che è il mercato delle emergenze.

 

Ricordiamo sempre che ognuno deve scegliere in base alle sue esigenze, quella che per me potrebbe essere una buona combinazione, potrebbe non esserlo per un mio amico.

La manutenzione è fondamentale, gli elastici che fissano il fascio, potrebbero incollarsi col tempo e impedire o comunque ritardare l’apertura del paracadute d’emergenza, proprio come lo stesso tessuto della calotta che ha bisogno di essere aperto e lasciato a prendere aria per 24 ore prima di essere richiuso, almeno una volta all’anno.

 

Cercate di studiare il manuale della vostra attrezzatura e almeno essere presenti alla ripiegatura del vostro paracadute d’emergenza in modo da capire come funziona ed eventualmente correggere sviste o errori. 

La prova di estrazione poi è fondamentale, è inutile avere il paracadute d’emergenza migliore sul mercato se poi non riuscite ad estrarlo!

Appendetevi ad un trespolo e provate a sfilare la maniglia, alcune volte la fettuccia che collega la pod alla maniglia potrebbe andare in tensione prima che i pin possano essere sfilati e in quel caso non riuscirete in alcun modo a lanciare!

 

Riassumendo:

 

  • Meglio grosso che piccolo!
  • Forme quadrate risultano più stabili di quelle tonde, ma i tassi di caduta sono simili.
  • Avere la capacità di gestire, anche se in maniera minima la direzione, potrebbe essere fondamentale.
  • Se fai acro, pensa seriamente ad un Base System.
  • Moschettoni a sgancio rapido sempre consigliati!

Stay tuned! ✌️